Il funzionario di banca di Torino che vedeva e parlava con gli spiriti

giorgio pontiglio

Un signore pratico, razionale, lontano dalla religione, diffidente verso le proposte di fede, Giorgio Pontiglio, torinese, funzionario di banca.

Il classico ritratto di un borghese disincantato, più attento agli aspetti pratici della vita molte volte visti attraverso i numeri dei conti correnti come il suo lavoro di funzionario di banca gli aveva insegnato e come per anni, decenni, aveva fatto.

Ma le esistenze troppo piatte, troppo normali e aride, vengono quasi sempre sconvolte da qualcosa di irrazionale forse per ristabilire un equilibrio tra fisica e matafisica.

È il caso di Giorgio Pontiglio al quale, ad un certo punto della sua vita, apparvero le anime dei defunti. Un caso famoso di cui si parlò molto a Torino e non solo…

Pontiglio abitava in piazza Crispi. Il padre era panettiere e nonostante Giorgio volesse fin da giovane seguire le orme del genitore, fu invece obbligato a frequentare gli studi di ragioneria all’istituto San Giuseppe. Dopo il diploma e il servizio militare Pontiglio venne impiegato in banca fino a diventare funzionario.

“Quando si manifestarono i fenomeni che non mi spiegavo, luci dal cielo, sfere luminose, figure eteree accanto a me, decisi di andare da un medico perché li consideravo come segni di pazzia. Lo psichiatra mi fece molte domande, mi visitò e poi mi disse che ero sanissimo ma che mi riusciva di vedere cose che gli altri non potevano vedere”.

Questo racconta Pontiglio durante un’intervista ripresa da Renzo Rossotti nel suo libro “Torino esoterica” da cui è tratta questa storia.

“Tra i molti tetti e campanili di Torino scorgo quello della chiesa della Santissima Trinità di via Garibaldi. È la che ebbi una delle prime nette percezioni. Da quasi trent’anni non mettevo piede in una chiesa e vi entrai quasi per caso. Ma già una volta, nella chiesa di San Giuseppe in via Santa Teresa, mi erano apparse figure che, descritte ad un sacerdote con il quale mi ero dovuto incontrare per motivi di lavoro, non ebbe difficoltà a riconoscere. Vedo i volti, le figure, quasi sempre a mezzo busto. Scorgo immagini in bianco e nero, quasi mai a colori”.

Pontiglio divenne famoso per vedere le figure dei defunti. Una volta descrisse a una signora l’esatto ritratto del padre defunto e a una coppia, che aveva perso un bambino di sette anni, spiegò che dietro a loro vedeva un piccino che strizzava l’occhio e poi con le dita sollevava le palpebre, soprattutto l’occhio sinistro. I genitori si commossero fino alle lacrime perché dalla descrizione riconobbero il figlio descritto in un particolare che solo a loro potevano conoscere.

Pontiglio vedeva ovunque le entità: sul lavoro, a casa e per strada. Dialogava spesso con lo spirito di una suora, madre Maria Margherita Lazzari fondatrice dell’istituto Missionarie della Passione di Gesù  e di un frate e diceva di essere sempre accompagnato da sei spiriti.

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