Torino e la metafisica di De Chirico

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Torino fu la città che offrì i maggiori spunti iconografici a Giorgio De Chirico padre della pittura metafisica: l’edificio della stazione, la Mole Antonelliana, le piazze con i porticati, i monumenti equestri.

De Chirico considerava l’autunno torinese come la stagione più misteriosa e magica. “A Torino tutto è apparizione, mentre la nostalgia dell’infinito si rivela dietro la precisione geometrica delle piazze”.

È il rapporto Nietzsche Torino lo spunto fondamentale che porterà De Chirico a costituire a Ferrara nel 1917 la corrente della metafisica pittorica. De Chirico si trova a Torino nel 1911, 1912 e 1915. Le forti impressioni dei soggiorni torinesi ispireranno a De Chirico quadri come “La torre rossa”…

Colui che per primo scoprì l’ermetica bellezza di Torino fu un poeta-filosofo tedesco d’origine polacca: Federico Nietzsche. Fu il primo a sentire l’infinita poesia che si sprigiona da questa città tranquilla ed ordinata, costruita in una pianura adorna di dolci colline, di parchi romantici, di castelli e di palazzi solenni. Si estende sulle due sponde d’un fiume che scorre lento, ora grigio, ora azzurro, come scorre la vita del mondo e degli uomini. È stato Nietzsche che per primo indovinò l’enigma di quelle vie diritte, affiancate da case rette da portici sott’i quali, anche con tempo di pioggia, si può passeggiare tranquillamente con i proprî amici, discutendo d’arte, di filosofia e di poesia, al riparo, tanto dell’acqua del cielo, quanto, durante l’estate, dei raggi troppo ardenti del sole”.

«E’ Torino che mi ha ispirato tutta la serie dei quadri che ho dipinto dal 1912 al 1915». Con queste parole del 1935, pubblicate nell’ articolo Quelques perspectives sur mon art, Giorgio De Chirico indica una delle fonti originarie della pittura metafisica. Nella primavera del 1912 per un paio di settimane l’ artista è in città, dove viene arruolato in fanteria, pronto a disertare dopo dodici giorni per ritornare a Parigi.

 “La vera stagione per Torino, quella durante la quale meglio si manifesta la sua grazia metafisica, è l’autunno. […] E’ la stagione dei filosofi, dei poeti e degli artisti inclini a filosofare. Nel pomeriggio le ombre sono lunghe e dovunque regna una dolce immobilità. […] Per mio conto, credo che questa armonia, così squisita da diventare quasi insostenibile, non sia stata estranea alla follia di Nietzsche, il cui spirito già provato non poteva ricevere impunemente simili scossoni. Fatte per fortuna le debite proporzioni, anch’io attraversavo una crisi di melanconia e di pessimismo quando all’improvviso mi venne questa rivelazione. […] Lo charme autunnale di Torino è reso ancora più penetrante dalla costruzione rettilinea e geometrica delle vie e delle piazze.”

E diceva De Chirico sempre a proposito di Torino:

Torino è la città più profonda, la più enigmatica, la più inquietante non solo d’Italia ma di tutto il mondo […] La bellezza di Torino non si svela che poco per volta, simile a una Gorgone buona e onesta che sa quanto costa a quelli che hanno la disgrazia di vedere la sua faccia intensamente e a un tratto […] Allora tutto il popolo delle statue in marmo o bronzo, i grandi uomini che durante l’anno stavano immobili sopra i loro zoccoli bassi in mezzo al viavai continuo dei veicoli e dei pedoni, scendono penosamente dai loro piedistalli e dopo essersi stesi le membra si incamminano prudentemente verso quella famosa piazza Castello ove hanno luogo i loro misteriosi conciliaboli”.

 

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