Il Toret di Torino

toretto

Una griffe ma soprattutto un simbolo tipicamente torinese.

Stiamo parlando del Toret anche se sarebbe meglio parlare al plurale visto che le fontanelle verdi con la testa di toro dalla quale sgorga acqua sono ormai più di 800 sparse in modo capillare in tutta la città…

La fontana del Toret, un parallelepipedo con sviluppo verticale chiuso  da una volta emicilindrica è in ghisa verniciata con un verde caratteristico.  La testa di toro dalla cui bocca esce l’acqua funge da  cannella d’erogazione e completa l’installazione, a terra, una griglia emicircolare di scolo spesso munita di una conca centrale utile per dissetare gli animali da compagnia. Il modello di oggi è foggiato su modelli precedenti in pietra.

Il Toret apparve per la prima volta agli inizi del 1900 nel mercato di corso Racconigi. Il successo  iniziò dagli anni Trenta anche grazie all’ottima acqua che arrivava dalla Pian della Mussa.

Esiste in rete un progetto e un sito http://www.ilovetoret.it/ che mappa tutti i Toret con la possibilità di adottarne uno e nel 2011 è stata creata l’applicazione per Iphone detta itoret.

Alcune curiosità sui Toret riportate direttamente da Wikipedia

I cittadini torinesi hanno sviluppato un acutissimo senso d’affezione verso il torèt, che ritengono essere un oggetto-simbolo della loro città, indissolubilmente legato non solo al soddisfacimento di necessità alimentari in momenti d’emergenza o nella pratica sportiva, ma spesso anche a ricordi d’infanzia e a vicende sentimentali.

Tra i tradizionali modi di dire dei torinesi c’è quello di invitare – ironicamente – il proprio interlocutore a bere qualcosa al Toro Verde. L’offerta non è evidentemente quella di un drink in un locale di tendenza bensì quella di una gratuita sorsata di acqua dell’acquedotto direttamente da una delle fontanelle cittadine.

L’ex sindaco Valentino Castellani festeggiò la propria elezione dissetandosi con l’acqua di un torèt, ripreso dalle telecamere RAI del telegiornale regionale.

Alcuni recenti episodi hanno fatto definitivamente comprendere all’amministrazione pubblica come la cittadinanza consideri ormai i torèt alla stregua di un oggetto sacro, intoccabile. La proposta di farli ridipingere da alcuni artisti di rilievo, alterandone dunque il colore tradizionale, ha suscitato un vespaio di polemiche ed è stata respinta al mittente anche da alcuni degli stessi artisti coinvolti, come nel caso di Ugo Nespolo e di Luigi Mainolfi. Successivamente, l’annuncio che nelle piazze auliche del centro storico i torèt tradizionali sarebbero stati sostituiti da un nuovo modello stilizzato in pietra si e’ concluso in una bufera di critiche e lettere di protesta al punto che la Soprintendente ai Beni Architettonici Luisa Papotti, assillata da martellanti telefonate di torinesi furibondi, si è vista costretta a comunicare ufficialmente a mezzo stampa che la Soprintendenza non aveva nulla a che spartire con la proposta del Comune.

Nel pieno infuriare della polemica, il quotidiano torinese La Stampa lanciò un instant poll in rete col quale chiedeva ai cittadini di esprimersi sulla questione. Parteciparono alla votazione più di 7000 persone, con risultati plebiscitari: nel 96% dei casi i votanti si espressero in favore del mantenimento dei tradizionali torèt verdi. La vicenda divenne addirittura un boomerang quando sia nella prima Circoscrizione che in Consiglio Comunale venne infine richiesto di installare dei nuovi torèt nelle stazioni ferroviarie e all’aeroporto, per accogliere i turisti con un simbolo della città.

Memori di questi precedenti, i due principali candidati sindaco della campagna per le elezioni amministrative 2011, Piero Fassino e Michele Coppola, si sono entrambi espressamente pronunciati a favore del mantenimento dei torèt tradizionali e li hanno impiegati, pur con modalità differenti, come strumenti della propria campagna elettorale

 

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